Il giudizio degli altri: come funziona?

May 8, 2017

Il cervello umano è cablato per giudicare. Questo meccanismo di sopravvivenza fa sì che sia molto difficile incontrare qualcuno ed evitare di giudicarlo e di interpretare il suo comportamento.

 

Tendiamo a ritenere che il nostro giudizio sia basato sul contenuto delle conversazioni e su altri ovvi aspetti comportamentali, ma la ricerca dice qualcosa di diverso. Infatti la maggior parte dei nostri giudizi si concentra su dettagli più piccoli e sottili, come la stretta di mano ed il linguaggio del corpo.

 

Spesso generiamo un’opinione completa sulle persone basandoci soltanto su questi comportamenti.

Siamo così bravi a giudicare la personalità delle altre persone basandoci sulle piccole cose che durante uno studio condotto presso l’università del Kansas, i soggetti hanno predetto accuratamente i tratti della personalità di altri volontari come l’estroversione/introversione, la stabilità emotiva, la simpatia, l’affidabilità e l’apertura verso gli altri, semplicemente guardando la foto delle scarpe che portavano.

 

I nostri comportamenti inconsci hanno un linguaggio tutto loro, ed i loro discorsi non sono sempre piacevoli. Questi tratti sono una parte integrante di chi sei, e se non ci hai mai pensato, ecco un buon momento per iniziare, perché potrebbero essere questi a sabotare la tua carriera. 

 

1. Quanto impieghi per fare le domande.

 

Hai mai avuto una conversazione con qualcuno che parla di se stesso per tutto il tempo? Il tempo che si fa passare prima di avere interesse in qualcuno dà un forte indicatore della personalità. Le persone che parlano solo di sé tendono a parlare a voce alta e gli identifichiamo come “prenditori”. Al contrario, coloro che chiedono molto e condividono poco di se stessi sono solitamente calmi, umili, detti “donatori”. Il trucco sta nel riuscire a trovare un giusto equilibrio tra “prendere e donare”.

 

2. Quanto spesso controlli il telefono.

 

Una delle cose più frustranti che si possano fare è prendere il cellulare nel bel mezzo di una conversazione. Cadere in questa cattiva abitudine comunica una mancanza di rispetto, di attenzione, pessime capacità d’ascolto e scarsa forza di volontà. A meno che non si tratti di un’emergenza, è consigliabile tenere il cellulare in tasca. Uno studio dell’Università di Elon conferma che tirare fuori il telefono durante una conversazione abbassa sia la qualità che la quantità di interazione visiva.

 

3. La stretta di mano.

 

Le persone associano comunemente la stretta di mano debole alla mancanza di sicurezza e ad una attitudine generalmente apatica. Uno studio dell’Università dell’Alabama mostra che, nonostante non sia consigliabile estrapolare le competenze di qualcuno basandosi sulla stretta di mano, è possibile identificare alcuni tratti della personalità. In particolare, una stretta sicura indica minor timidezza e nevrosi, e una personalità più estroversa.

 

4. Avere abitudini nervose, ripetitive.

 

Toccarsi le unghie, o la faccia, o grattarsi il naso, sono segnali tipici che indicano che sei nervoso e che non riesci a controllare le tue reazioni. Una ricerca dell’Università del Michigan suggerisce che questi tic nervosi sono indicativi di una personalità perfezionista, e che i perfezionisti sono soliti assumere questi atteggiamenti quando si sentono frustrati o annoiati.

 

 

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5. Il ritardo.

 

Arrivare in ritardo porta le persone a pensare ad una mancanza di rispetto ed alla tendenza a procrastinare, così come alla pigrizia o al disinteresse. Contrariamente a queste percezioni comuni, uno studio dell’Università di San Diego condotto da Jeff Conte, rivela che il ritardo è tipico delle persone multitasking o che sono molto rilassate, descrivendo i tratti della personalità di “Tipo B”. Lo studio di Conte ha trovato che gli individui di Tipo B sono spesso in ritardo perché hanno un’esperienza del tempo più rallentata rispetto al resto di noi. Insomma è bene non fare un dramma per un eventuale ritardo. Ed è meglio chiedere quale sia il motivo piuttosto che fare assunzioni superficiali.

 

6. La calligrafia.

 

Esistono una serie di falsi stereotipi che cercano di correlare la calligrafia alla personalità. Ad esempio, si crede che l’intensità della pressione sul foglio sia in relazione con quanto si è tesi, l’inclinazione della scrittura riveli introversione o estroversione, e che l’ordine/disordine della calligrafia indichi la tendenza organizzativa. La ricerca è inconcludente per quanto riguarda la relazione tra scrittura e personalità. Comunque se devi scrivere una lettera importante, suggerirei di usare la tastiera per rimanere sul neutro.

 

7. Come tratti i camerieri e gli addetti alla reception

 

Il modo in cui tratti il personale di servizio è così indicativo del tuo carattere che è diventata una strategia comune durante il colloquio. Osservando come interagisci con il personale di supporto entrando e uscendo dall’edificio, i selezionatori si fanno un’idea di come tratti le persone in generale. Molti recitano un ruolo mentre parlano con il manager HR e con altre persone “importanti”, ma alcuni gettano la maschera nel momento in cui escono dalla porta, comportandosi con indifferenza o maleducazione. I pranzi di lavoro sono un’altra occasione per testare le doti comportamentali. Non importa quanto tu sia gentile con le persone con cui stai pranzando se queste sono testimoni del tuo comportamento ineducato con i camerieri.

 

8. Contatto visivo.

 

La chiave del contatto visivo è l’equilibrio. Da una parte è importante mantenere un contatto visivo, ma farlo il 100 per cento del tempo è percepito come aggressivo e un po’ strano. Allo stesso modo, guardando negli occhi solo per brevi periodi della conversazione, risulterai disinteressato, timido o in imbarazzo. Studi mostrano che mantenendo il contatto visivo per circa il 60 per cento del tempo di una conversazione, si ha il giusto equilibrio e ci si dimostra interessati, amichevoli e affidabili.

 

Riassumendo.

 

Talvolta, le piccole cose fanno la differenza. È bene essere preparati anche a queste, così da poter fare una buona impressione.  

 

LUCA GRASSI Dopo 15 anni come imprenditore nel 2004 inizia la sua formazione con una primaria azienda a carattere nazionale mettendo a frutto una proficua esperienza nel campo della formazione delle risorse umane e consulenza direzionale. Fino a quando nel gennaio 2009 decide di tornare a fare l'imprenditore come Temporary Manager e fonda il progetto CONCORDIA SAS grazie all'unicità di partner e collaboratori che ne determinano la crescita. 

Attualmente formatore ufficiale di Elite Academy.

 

 

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